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Il popolo Saharawi

Le condizioni di sofferenza e di difficoltà che affliggono oggi il popolo Saharawi fondano le radici nel pieno del periodo coloniale quando i primi insediamenti spagnoli all’interno del territorio diventano una vera e propria colonia riconosciuta e tutelata dal congresso di Berlino del 1884 che ne sancisce i confini con il Marocco, la Mauritania e l’Algeria – allora colonie francesi.

I primi insediamenti spagnoli nel territorio dell’odierno Sahara Occidentale si registrarono a partire dal XV secolo quando commercianti ed esploratori spagnoli iniziarono ad esercitare delle pressioni affinché prendesse il via un processo di colonizzazione delle coste atlantiche per sfruttarne le risorse; il Sahara Occidentale, ricco di fosfati e di commercio ittico, si presentava come una miniera d’oro.

Se nel primo periodo la presenza dei coloni spagnoli era limitata alle zone costiere, a partire dal 1934 ebbe inizio una vera e propria occupazione del territorio del Sahara Occidentale da parte della Spagna che appoggiata dalla Francia riuscì a sedare le opposizioni locali e ad ottenere la sottomissione dei capi delle tribù presenti da tempo sul territorio Saharawi.

Sull’onda dei processi di decolonizzazione che investirono l’Africa a partire dagli anni 50 nacque il Movimento di Liberazione del Sahara. Composto soprattutto da giovani studenti esso rimase clandestino fino al 1970, anno in cui il Movimento organizzò una manifestazione di protesta contro l’annessione del Sahara Occidentale al Marocco. Questa venne duramente repressa e molti attivisti, tra cui Brahim Mohamed Bassiri, uno dei maggiori esponenti, vennero arrestati e di loro si perse ogni traccia. Alcuni superstiti del movimento insieme al giovane attivista El Ouali Mustafa fondarono il Fronte Po.Li.Sa.Rio (Frente Popular para la Liberación del Saguia el Hamra y del Rio de Oro1) con il compito di creare riunioni e manifestazioni per far fronte al colonialismo – come dice il nome – attraverso l’uso della diplomazia. Intanto il Marocco, che inseguiva il sogno di creare un grande stato che comprendesse anche l’Algeria, la Mauritania e il territorio del Sahara Occidentale, si apprestava a firmare un accordo segreto con il governo di Madrid il quale concedeva i territori Saharawi al Marocco e alla Mauritania. Il 6 novembre 1975 circa 350.000 civili marocchini provenienti dalla città di Tarfaya invadono il territorio del Sahara Occidentale durante la cosiddetta “marcia verde” per dare segnale della fine del periodo di colonizzazione. Quando i coloni spagnoli lasciarono definitivamente i territori occupati, il Fronte Polisario istituì la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) il 27 febbraio del 1976.

Dal momento della sua proclamazione, la RASD si concentrò immediatamente contro il nemico più debole, la Mauritania, riuscendo a firmare ad Algeri nel 1979 la pace fra i due Stati. Restava da risolvere il conflitto con il Marocco che i Saharawi furono in grado di contenere solo fino al 1981 anno in cui il sovrano Hassan II ordinò la costruzione di un muro che andasse dal sud del Marocco sino ai confini con la Mauritania per segnare il confine tra il territorio del Sahara Occidentale occupato dal Marocco e i territori liberati. Questo muro fu dotato di sofisticati sistemi elettronici di intercettazione e sorveglianza nonché di pattuglie militari, radar e mine anti-uomo e anti-carro.

Campi Profughi (a sud di Tindouf) e Territori Liberati del
Sahara Occidentale


Nel 1984 la RASD venne ammessa come membro all’interno della OUA, l’Organizzazione per l’Africa Unita e nel 1985 ebbe inizio la mediazione da parte dell’ONU che istituì la commissione specifica MINURSO (Missione Internazionale delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale) affinché mediasse tra il Fronte Polisario e il Marocco per l’ottenimento del referendum attraverso il quale la popolazione potesse scegliere tra l’indipendenza e l’annessione al Marocco.

La bandiera della Repubblica Araba Saharawi Democratica


Tale referendum, tuttavia, è sempre stato rimandato e il territorio resta ancora diviso da un muro lungo circa 2400 km e che separa i territori liberati a est dai territori ancora oggi soggetti a occupazione marocchina a ovest. Nonostante gli sforzi dell’ONU e del Fronte Polisario nel cercare di risolvere questo conflitto seguendo vie diplomatiche, la situazione resta ancora ferma e vede schierati il Marocco appoggiato da Francia e Stati Uniti e il Fronte Polisario sostenuto dall’Algeria e dalla Spagna.
La Repubblica Araba Saharawi Democratica oggi è riconosciuta come lo stato del Popolo Saharawi e rivendica la propria autorità sul territorio del Sahara Occidentale. Essa governa sui campi profughi nei pressi della città algerina di Tindouf e sui “territori liberati” a est del muro. La RASD attualmente è riconosciuta da più di 80 paesi ed è membro dall’Unione Africana ma non dell’ONU dove detiene solo un posto di osservatore, poiché considerata come un territorio non indipendente. Stefano Vaccari, presidente dell’associazione nazionale di solidarietà con il popolo Saharawi, contattato telefonicamente, si pronuncia in questo modo definendo la posizione del governo italiano: “l’Italia è ufficialmente sulla stessa linea dell’ONU, non avendo però mai riconosciuto la RASD, mentre il movimento di solidarietà è sempre stato sulle posizioni a sostegno dell’autodeterminazione del popolo Saharawi” (Vaccari, 2019). L’Italia dunque ad oggi non riconosce formalmente la RASD, tuttavia si pone in maniera imparziale supportando la causa del popolo Saharawi e in vista di una risoluzione condivisa e giusta tra le due parti in conflitto.

I campi profughi nacquero a partire dal 1976 in seguito alla fuga di migliaia di abitanti che per sfuggire all’occupazione da parte del Marocco si spostarono nel territorio concesso dall’Algeria, a sud della città di Tindouf. Questa regione è conosciuta come l’Hammada (che in arabo significa “giardino del diavolo”) e presenta un clima desertico che sfiora i 50° C d’estate e tocca il picco di -5° C d’inverno. Secondo l’UNHCR, all’interno degli accampamenti vivono all’incirca 173,600 persone, distribuite in quattro “wilaya” (=villaggio, in lingua Hassaniya2): El-Aaiun, Smara, Auserd e Dakla3 ognuna delle quali comprende più “daira” (=comuni). Rabouni è il centro governativo e amministrativo ed è sede del Fronte Polisario, dei Ministeri e dell’ospedale, nonché dei centri di accoglienza delle associazioni umanitarie e delle ONG che operano in questo territorio.

[1] Storicamente “Seguia el Hamra” e “Rio de Oro” erano le due regioni a sud del Marocco soggette alla dominazione coloniale spagnola e oggi facenti parte del territorio del Sahara Occidentale ancora occupato dal governo marocchino.

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